Nativi Digitali: La sfida dell'educazione

In generale tutti i commentatori suggeriscono di introdurre nei processi educativi le stesse tecnologie che i nativi digitali usano quotidianamente. Solo che per farlo dobbiamo risolvere tre problemi.
  1. la tecnologia a scuola non è ancora disponibile in maniera diffusa.
  2. gli educatori e i genitori che dovrebbero usarla si sentono spesso inefficaci: agli insegnanti/genitori basta qualche interazione con le tecnologie presenti a scuola/casa per rendersi conto che gli studenti/figli sono in grado di usarle meglio di loro.
  3. se il libro di testo è sempre percepito dallo studente come strumento didattico, questo non è assolutamente vero per i dispositivi mobili. Infatti, telefono e tablet permettono allo studente di superare i confini fisici della classe aprendo un mondo di opportunità – comunicare, giocare, ascoltare musica, vedere video – che con la didattica hanno poco a che fare.  Per questo, la tecnologia può mettere a rischio i confini della comunità classe riducendone l’efficacia come contesto formativo.
Per questo l’obiettivo non può essere quello di sostituire acriticamente libri e quaderni con la tecnologia ma, piuttosto, cercare di capire come e quando può avere senso usare la tecnologia come strumento didattico.

In generale le possibilità del nativo digitale di apprendere posono essere articolate a tre livelli – da solo, sotto la guida di un esperto, in gruppo (vedi figura) - che possono essere efficacemente supportati dall’uso della tecnologia.

Sotto sono disponibili una serie di indicazioni e suggerimenti, che integrano le riflessioni di autori classici come Piaget e Vygotskij, con le idee del socio-costruttivismo:

  1. Tecnologia e apprendimento individuale: Simulazione e Serious Gaming
  2. Tecnologia e tutoring: esperienze didattiche digitali e distance learning
  3. Tecnologia e apprendimento in gruppo: ambienti virtuali collaborativi
AttribuzioneNon opere derivate
Giuseppe Riva